venerdì 17 febbraio 2012

Diabete:come aiutarlo

Diabete come aiutarlo
Diabete mellito
Il diabete mellito Il termine “diabete mellito” deriva da un verbo greco che significa “passare attraverso” e da un aggettivo latino che significa “dolce come il miele”. Queste parole ben descrivono la malattia, dato che l’acqua passa attraverso l’organismo del diabetico come se venisse fatta fluire dalla bocca attraverso l’apparato urinario direttamente fuori dell’organismo. Inoltre l’urina è dolce perché contiene zucchero. Difatti, prima della scoperta di tecniche più efficienti, un test del diabete consisteva nel versare l’urina del paziente vicino a un formicaio. Se le formiche erano attratte, questo indicava la presenza di zucchero. consiste in una sintesi caratterizzata da iperglicemia dovuta alla compromessa secrezione e/o efficacia dell'insulina.
Il ruolo del glucosioIl glucosio è la fonte energetica delle migliaia di miliardi di cellule del corpo. Per penetrare nelle cellule, però, ha bisogno di una “chiave”: l’insulina, un ormone secreto dal pancreas. Con il diabete di tipo I il pancreas non produce insulina. Con il diabete di tipo II ne produce, ma di solito non abbastanza.* Inoltre le cellule sono riluttanti ad accettare l’insulina, si verifica cioè una insulino-resistenza. In entrambe le forme di diabete il risultato è lo stesso: cellule che non ricevono il glucosio necessario e pericolosi livelli di zuccheri nel sangue.

Nel diabete di tipo I il sistema immunitario attacca le cellule β del pancreas che producono l’insulina. Perciò il diabete di tipo I è una malattia autoimmune. Tra i fattori che possono scatenare una reazione immunitaria vi sono virus, sostanze chimiche tossiche e certi farmaci. Anche la predisposizione genetica potrebbe avere la sua parte, dato che il diabete di tipo I spesso si trova in determinate famiglie ed è più comune fra i caucasici.
Molecola di glucosio


Nel diabete di tipo II il fattore genetico è ancora più forte, ma si riscontra soprattutto fra i non caucasici. Fra i più colpiti sono gli aborigeni australiani e i nativi americani, e questi ultimi hanno la percentuale più alta del mondo di diabete di tipo II. I ricercatori stanno studiando la relazione tra fattori genetici e obesità, e anche il modo in cui il grasso eccessivo sembra aumentare la resistenza all’insulina negli individui geneticamente a rischio.# A differenza del tipo I, il diabete di tipo II si manifesta soprattutto negli ultraquarantenni.

Il ruolo del pancreas




Il pancreas, che ha all’incirca le dimensioni di una banana, si trova proprio dietro lo stomaco. Secondo un libro, “il pancreas sano compie una continua azione equilibratrice, riuscendo a stabilizzare il livello del glucosio nel sangue in quanto secerne la giusta quantità di insulina via via che durante il giorno il livello del glucosio aumenta e diminuisce”. (The Unofficial Guide to Living With Diabetes) Le cellule β all’interno del pancreas sono la fonte dell’ormone insulina.

Quando le cellule β non producono abbastanza insulina, il glucosio si accumula nel sangue, provocando iperglicemia. Il contrario, la bassa concentrazione di glucosio nel sangue, si chiama ipoglicemia. Insieme al pancreas, il fegato contribuisce a mantenere normale il livello del glucosio nel sangue accumulando il glucosio in eccesso sotto forma di glicogeno. Quando il pancreas lo richiede, il fegato trasforma di nuovo il glicogeno in glucosio che viene utilizzato dall’organismo.
Il ruolo degli zuccheri

L’idea diffusa che mangiare molti zuccheri causi il diabete è sbagliata. La medicina dimostra che ingrassare, indipendentemente dall’assunzione di zuccheri, aumenta la probabilità fra gli individui geneticamente a rischio. Comunque, mangiare troppi dolci non è sano, poiché contengono pochissime sostanze nutritizie e favoriscono l’obesità.

Un’altra idea sbagliata è che i diabetici abbiano una voglia matta di dolci, mentre in realtà provano lo stesso desiderio delle persone in genere. Quando non è tenuto sotto controllo, il diabete può provocare fame, ma non necessariamente di cose dolci. I diabetici possono mangiare dolci, ma devono tener conto degli zuccheri che assumono nel programmare la propria dieta.

Studi recenti hanno dimostrato che un’alimentazione ricca di fruttosio (zucchero derivato da frutta e verdura) può contribuire alla insulino-resistenza e persino al diabete negli animali, indipendentemente dal loro peso

Il diabeta di tipo 1° o insulino-dipendente, costituisce il 15% dei casi di diabete con un età di insorgenza al di sotto dei 30 anni, non associato all'obesità e caratterizzato dalla quasi assenza di insulina endogena.
Il diabete mellito non insulino-dipendente o di tipo 2°, dovuto ad un alterata risposta dell'insulina al glucosio e ad una insulinoresistenza, con insorgenza in pazienti di età superiore ai 30 anni e associato ad obesità.
La terapia nel primo caso è legata all'utilizzo dell'insulina, nel secondo ad agenti ipoglicemizzanti orali.
Il gel di Aloe Vera ha dimostrato in diversi studi scientifici avere efficacia come ipoglicemizzante nel diabete di tipo 2, grazie al suo contenuto in glucomannano e fibre idrosolubili, senza effetti collaterali. Studi di laboratorio dimostrno che l'Aloe stimola il rilascio dell'insulina da parte del pancreas. Studi di laboratorio su ratti hanno dimostrato l'efficacia di 3 componenti del gel di Aloe sul diabete:
  1. il b-Sitosterolo,
  2. il Campesterolo
  3. il Stigmasterolo.
Lo studio ha dimostrato il beneficio senza effetti collaterali su topi con diabete e nessun effetto su topi sani con assenza di ipoglicemia. Attualmente il gel di Aloe ha un evidenza di efficacia nel diabete di tipo 2 di livello C, ma i dati scientifici non sono ancora conclusi.
Oltre all'effetto antidiabetico in senso stretto va riconosciuto al gel di Aloe la possibilità di ridurre le complicanze multidistrettuali che il diabete comporta. La sua elevata potenzialità antiossidante infatti consente di proteggere il fegato dallo stress ossidativo dei farmaci e la normalizzazione degli indici di funzionalità epatica ( transaminasi).
Le note proprietà cicatrizzanti del gel di Aloe Vera, aiuta quei pazienti diabetici che, com'é noto, soffrono di ulcere cutanee per alterazione del microcircolo e della innevazione e di rallentata guarigione in caso di ferite.
Naturalmente si consiglia al paziente diabetico con adeguato scompenso glicemico derivante dal regime dietetico e dalla terapia farmacologica ( insulina o antidiabetici orali) l'utilizzo della fitoterapia.
Infatti in questo campo le piante medicinali diventano a maggior ragione terapia integrata che non si sostituisce ai farmaci, ma li affianca per risolvere sopratutto le complicanze delle patologie in atto. L'assunzione degli oligoelementi tra cui il selenio, il cromo, il germano, ( presenti nel gel di Aloe Vera), vitamine antiossidanti quali la Vit. C, minerali e proteine, il succo puro di frutti ricchi di antocianosidi come il mirtillo per la protezione del microcircolo e di antiossidanti come la garcinia mangostana e il seme della Vitis Vinifera, possono essere di grande aiuto in questo tipo di patologie.
L'Aloe contiene inoltre, due sali minerali, lo zinco e il manganese. Assieme alla Vitamina B6 svolgono un' azione coordinata con l'insulina prodotta dalle cellule beta del pancreas, per il controllo degli zuccheri nel sangue, e agiscono in modo tale che la loro concentrazione sia compresa tra gli 80 e i 120 mg/dl. Al di sotto di tali valori si dice essere presente stato ipoglicemico mentre al di sopra uno iperglicemico. Se tale valore supera le 140 unità, allora si può parlare di diabete. Bere 40 ml. di Aloe Vera Gel 30 min. prima dei pasti 3 volte al giorno, aiuta il nostro organismo a riequilibrare l'assorbimento degli zuccheri. Art. 15
Il Buon funzionamento dell'intestino è indispensabile per un sano assorbimento dei valori nutritivi contenuti nel cibo.
I microbi sono batteri che ricoprono un ruolo importante nella tutela della salute e del benessere generale dell’individuo. Non tutti i microrganismi, però, svolgono un’azione positiva e alcuni sono addirittura dannosi, tuttavia la maggior parte di essi rappresenta un valido aiuto per la salute corporea. I batteri cosiddetti “buoni” prendono il nome di “probiotici”, parola che in Greco significa “per la vita”. La Forever Living Products riconosce l’importanza del corretto funzionamento dei microbi per la salute umana e individua la necessità di favorirne lo sviluppo attraverso un’adeguata terapia probiotica. Il Forever Active Probiotic è stato quindi ideato per stimolare il corretto funzionamento dell’apparato digestivo. Di facile assunzione, è ideale per combattere gli squilibri derivanti da abitudini alimentari e stili di vita scorretti che sono fra le cause primarie per lo spopolamento dei probiotici presenti nell’organismo. Il Forever Active Probiotic agisce principalmente nel colon aiutando il processo digestivo e stimolando l’assimilazione del cibo. Forever Active Probiotic sfrutta uno speciale sistema di capsule brevettato che protegge i probiotici dall’azione dei succhi gastrici liberando la loro combinazione, composta di 6 tipi diversi, solo una volta raggiunto l’intestino crasso. I probiotici Forever sono ricavati dal Lactobacillus e dal Bifidobacterium.
art. 222
Forever Lean contiene due ingredienti rivoluzionari che aiutano a ridurre l'assorbimento di calorie provenienti da grassi e zuccheri. Il primo di questi ingredienti è una particolare fibra assobi-grasso proveniente dalla pianta Opuntia ficus-indica, conosciuta come fico d’India. Studi hanno dimostrato che questa fibra ha un'alta capacità di legare i grassi rispetto ad altri tipi di piante. L'altro elemento è una proteina derivante dal fagiolo (Phaseolus vulgaris). Questa proteina funziona rallentando l'assorbimento dello zucchero nell’intestino tenue inibendo temporaneamente l'attività enzimatica che converte gli amidi in zucchero.
Insieme questi due ingredienti rivoluzionari possono contribuire a far raggiungere ad una persona il suo peso ideale, favorendo il blocco dell'assorbimento di alcuni grassi e carboidrati che s'ingeriscono.
Il terzo ingrediente, molto efficace del Forever Lean è il cromo cloruro (Chromium Trichloride). Il cromo è un minerale traccia molto importante che aiuta la naturale capacità del corpo di regolare i livelli di zucchero nel sangue agendo come un GTF (fattore di tolleranza al glucosio), è quindi fondamentale per il metabolismo. Si consiglia una pillola prima dei pasti fino ad un massimo di 4 capsule al giorno.

Art. 289

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